24-25 maggio 2012
Aula Rossa
Dipartimento di Scienze Politiche, Scienze della Comunicazione e Ingegneria dell'Informazione
Università degli Studi di Sassari
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7 maggio 2012 ore 17
Aula Eleonora D'Arborea
Università degli Studi di Sassari
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3-4 Maggio 2012
Aula Eleonora D'Arborea
Università degli Studi di Sassari

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UNA SPONDA POLITICA PER L'EMIRO
di Sandro Roggio
Da qualche decennio il racconto su Costa Smeralda si replica a traino della prima compiaciuta versione dei fatti: la favola del principe venuto per caso dal mare, che si innamora della Sardegna e via dicendo, che inorgoglisce i sardi ai quali il cuore batte forte se gli dici che l'isola è bella e ospitale. E' forte il patto per non rompere l'incantesimo. Si sorvola sugli aspetti che possono guastare l' aura aristocratica, già messa a dura prova da mediocri billionaire. Meglio non fare troppo caso alla prosa dei bilanci: anche se Costa Smeralda come tutte le imprese si basa sui conti, che o tornano o non tornano. E che scompaiono sovrastati dal mito avvincente della vacanza (com'è in molta letteratura tra Otto e Novecento che ha come scenario i luoghi di villeggiatura). I conti sono da sempre dettagli marginali nelle rappresentazioni di Costa Smeralda. E i passaggi di mano – da Aga Khan a ITT, Starwood, a Colony Capital di Tom Barrack – sono abilmente presentati come normali avvicendamenti tra ricchi nella amministrazione della leggenda: i debiti ereditati sono il giusto fardello per chi assume il prestigioso compito. Non importa se chi lascia si dimentica di spiegare in modo circostanziato il bilancio in rosso.
Bene la nascita della Ztl a Sassari, ma c'è ancora molto da fare
di Antonietta Mazzette
A Sassari è decollata la Zona a Traffico Limitato, anche se non è
stato né facile né agevole per l’Amministrazione comunale far
accettare questa inversione di rotta, considerate le abitudini
consolidate dei cittadini ad utilizzare l’automobile comunque ed
ovunque. L’istituzione della ZTL è un fatto positivo per ragioni di
sostenibilità ambientale, ma ancor di più perché è stata
accompagnata da un insieme di iniziative tipicamente di governance,
che hanno portato a dialogare l’Amministrazione comunale con le
associazioni dei commercianti, l’ATP, le organizzazioni di
categoria, quali quelle dei tassisti, e che hanno avuto come esito,
ad esempio, l’incremento dei mezzi pubblici, le tariffe agevolate
per parcheggi e uso dei taxi, l’organizzazione di eventi culturali e
di intrattenimento. E ciò per dimostrare che la parte più antica
della città può essere vitale e attraente. Tutto bene dunque? Non
del tutto.
Anzitutto, non è chiaro per quale ragione piazza Università sia
stata esclusa dalla ZTL. È una piazza importante sia perché vi si
affaccia la sede centrale di una delle più antiche università
italiane (il 24 marzo scorso abbiamo spento ben 450 candeline),
sulla quale l’Ateneo sassarese sta investendo ingenti somme in una
complessa opera di ristrutturazione, sia perché è naturalmente un
luogo culturale che, se riqualificato, potrebbe diventare uno spazio
pubblico idoneo allo svolgimento di ogni tipo di attività creativa:
teatrale, musicale, cinematografica, e così via. A ciò va aggiunto
che, riqualificare questa piazza e renderla un luogo dove le persone
hanno il piacere di incontrarsi e sostare, potrebbe costituire un
volano per l’intera economia del centro, a partire dalla storica via
Università, oggi in quasi totale abbandono. Invece, la piazza versa
nel degrado più assoluto, perché adibita a squallido parcheggio,
perché è più che altro luogo di transito frettoloso e perché si è
via via svuotata socialmente, tranne per le presenze dovute alla
quotidiana attività lavorativa universitaria. Comunque, non aver
ricompreso nella ZTL questa piazza è un limite rimediabile, magari
accompagnato da un concorso di idee su come riqualificarla per
renderla uno spazio pubblico attraente anche sotto il profilo
economico.
In secondo luogo, la ZTL rischia di essere un caso di insuccesso
urbano, dopo l’euforia dei primi tempi, se nel contempo non si
mettono in campo altre iniziative, stavolta anche da parte dei
privati, sul piano tanto della riqualificazione degli edifici quanto
del rinnovamento imprenditoriale. Per ciò che riguarda l’opera di
riqualificazione, mi riferisco al patrimonio abitativo, troppo
spesso trascurato dai suoi proprietari, che necessita nella maggior
parte dei casi di urgenti interventi sotto il profilo estetico ed
anche della sicurezza. Sassari può diventare una città bella e
vivibile, ma solo a condizione che maturi un senso sociale di
decoro. Parti urbane importanti come le piazze Università, Tola,
Castello, Azuni, Fiume, per non parlare di Largo Ittiri, Corso
Vittorio Emanuele ed altre ancora, se si escludono gli interventi
pubblici, sono luoghi dove il degrado è avvolgente come un velo.
Eppure, si intravedono manufatti che potrebbero essere riportati a
una dignitosa bellezza e restituiti alla socialità delle comunità
presenti. Tutto ciò vale per la città cosiddetta compatta, lo stesso
non si può dire per tutte quelle parti dove ha prevalso la frenesia
volumetrica, ignorando anche i più elementari equilibri tra spazi
privati e spazi pubblici, tra altezze degli edifici e strade. Per
ciò che riguarda il rinnovamento imprenditoriale, mi riferisco al
fatto che non paga più adagiarsi sull’esperienza finora maturata, ma
vi è necessità che gli attori economici esprimano capacità di
rischio e fiducia nel fare impresa, nonostante la pesante crisi
economica in cui versa il Paese, o forse proprio perché questo è
l’unico modo per uscirne. La domanda c’è, basta coglierla. E la
prima domanda viene dai giovani, i più fedeli e assidui
frequentatori del centro e ai quali la città pensa raramente.
Arciere dell'archeologia
Laboratori multietnici per viaggiare nel tempo
di Giacomo Mameli
Zappettano come possono fare piccoli contadini. Sorrisi luminosi di piccoli uomini e piccole donne, personaggi reali non creati da Louisa May Alcott ma due squadre di undici bimbi delle elementari e altrettanti delle medie. Smuovono la terra dove da qualche settimana hanno cosparso chicchi di grano e semi di lino. Perché? Nel loro paese – Ardauli, villaggio acropoli dell'alto Oristanese sul Lago Omodeo – una geniale archeologa-maestra ha creato l'orto neolitico. E con loro – in una scuola interetnica e ben integrata - fa lezione. Luca maneggia un rastrellino, Noa – felpa azzurra che la riscalda in una fredda serata di febbraio- usa una minivanga. Tutt'attorno – a delimitare il campo – ciottoli fluviali e pietre nere e rossicce, le voci entusiaste di Anwar, nato in Sardegna da genitori marocchini, Asia e Giulia con mamma marocchina e papà sardo, i sardissimi Giuseppe e Gianfranco Tatti, le nuragiche Rachele Mele e Silvia Lai, Lughe Maria Esmeralda, Keria, Basilia e Stephan figlio di mamma camerunense, e tanti altri. Sono i protagonisti felici del progetto “Insieme a spasso nella storia”, finanziato dalla Regione e dal Comune “per favorire – spiega l'assessore alla Cultura Vilma Urru - momenti di aggregazione con l'archeologia e l'etnografia”. È la scuola sarda che gira bene, trait-d'union e adattamento a una realtà “altra” del progetto “I Piccoli Primitivi” realizzato tra la fine degli anni '90 e i primi del Duemila alle elementari di Longhena (Bologna) dagli operatori del network Paleoworking. L'antichità, le radici per capire e vivere il presente con entusiasmo in una regione ricca di passato come la Sardegna. “Il progetto si concluderà a maggio, al tempo del raccolto. I bambini lavorano in laboratori tematici basati sulle conquiste tecnologiche dell'uomo a partire dalla preistoria. E si confrontano con gli anziani. E così il paese – dice l'assessore - conquista una utile vitalità”.



